Laterza

Tra le Murge e il mare. Laterza si colloca qui: dove la natura aspra e pietrosa del tavolato murgiano digrada verso il mare, perdendosi nei meandri carsici dei canyon lunghi e profondi delle gravine. Cerniera tra le tre province di Taranto, Bari e Matera, il centro urbano di Laterza vanta origini antiche e, come spesso accade, mitiche. La leggenda vuole, infatti, che sia stato Laerte, padre di Ulisse, a dare il nome al paese e ai suoi abitanti. Altre ipotesi, invece, fanno derivare Laterza dal latino "Latentia", cioè luogo di caverne e di nascondigli, oppure da "Tertiam", in riferimento alla terza legione romana. Dall'archeologia sappiamo che il territorio di Laterza fu abitato fin dal 2000 a.C., come testimoniano i resti di una necropoli rinvenuta nel 1965-1970 dal professor Franco Biancofiore. A lui si deve la definizione di "civiltà eneolitica di Laterza", che si espresse soprattutto nei manufatti silicei e ossei e nella produzione ceramica decorata a motivi geometrici. Nelle epoche successive ci sono tracce di una stratificazione di popoli diversi: i Peuceti, che appartenevano al ceppo iapigio; i Greci, che della vicina Taranto fecero il centro della Magna Grecia; i Romani, che lasciarono segni di una mansio presso la fontana Candile, nonché reperti di monete e tombe. Molti di questi ritrovamenti di età magno-greca e romana sono oggi custoditi nei Musei Archeologici di Taranto e Matera.
L'alto medioevo vide scontrarsi Longobardi, Bizantini e Saraceni, soppiantati questi ultimi nel XI secolo dai Normanni. Da allora Laterza divenne feudo altrui: appartenne all'arcivescovato di Acerenza, alla contea di Matera e definitivamente, con Federico II nel XIII secolo, ai vescovi di Bari. Seguirono vicende di eredità e cessioni che portarono Laterza prima nell'orbita di Carlo d'Angiò, che la cedette nel 1268 a Narjot de Taucy, e poi del Principato di Taranto di Filippo II d'Angiò. Estintosi il ramo francese nel 1463, il Principato di Taranto passò agli Aragonesi. Durante la signoria di Marino Brancaccio, cui Federico d'Aragona aveva affidato il feudo di Laterza tra XV e XVI secolo, Laterza fu colpita dalla peste che causò tragiche decimazioni. Il dominio, in mancanza di eredi diretti, passò alla famiglia napoletana dei D'Azzia, che lo detenne fino al 1655. Oltre cento anni di marchesato che si aprirono con don Pietro Antonio (nominato 1 ° marchese di Laterza nel 1541) si chiusero con Giambattista D'Azzia. Il 20 gennaio 1655 il feudo passò a don Francesco Perez Navarrete, la cui lunga dinastia si protese fino al 1806, anno dell'abolizione del feudalesimo.
L'Ottocento, secolo di restaurazione prima e di unificazione nazionale poi, contò a Laterza i suoi eroi. Come l'avvocato Francesco Saverio Galli, gran maestro della Carboneria, e Nicola Perrone, rivoluzionario, garibaldino e poi repressore del brigantaggio, morto in povertà sdegnando onori e ricompense. Del Novecento, infine, sono visibili le tracce dell'architettura fascista nelle opere pubbliche, come l'edificio scolastico Diaz e i giardini pubblici.

[tratto da CARRERA A., Come canto di bellezza..., Mottola 2007, pp. 54-59] 

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