L'apparizione

Tratto da CARRERA F. - PASCALE M., La Mater Domini e Laterza, Castellaneta 1987.

Antichi documenti dell'epoca raccontano che il 1650 fu un anno davvero eccezionale per Laterza. Marzo regalò ai Laertini una nevicata come non si ricordava a memoria d'uomo. I vecchi, davanti al camino, raccontarono dei tempi passati e di altre nevicate. In campagna i pascoli rimasero coperti per molti giorni e le scorte di cibo negli ovili erano ormai esaurite. Le 7000 pecore del marchese D. Giambattista D'Azzia, private della fresca erba primaverile, erano ormai allo stremo delle forze. Alcune non resistettero e della loro morte fu incolpato dal Marchese il massaro Paolo Tria. A nulla valsero le giustificazioni del pover'uomo; né la dimostrazione di lunghe, estenuanti ricerche quotidiane in tutte le campagne circostanti attenuò le ire del padrone. Paolo era un uomo buono, onesto e profondamente cristiano. Le sdegnate accuse del Marchese e le minacce di gravi danni e castighi lo portarono ad un  profondo stato di disperazione. La pena che provava per quelle povere bestie e la fede nel Signore lo portavano però al mattino a cercare ancora qualche occhio di terra libero dalla neve. Era il 23 marzo e Paolo, sempre più triste e con negli occhi I'immagine delle povere bestie che morivano, vagava per la campagna alla ricerca di erba. Per caso si trovò a passare in contrada S. Francesco e ricordandosi di un'antica chiesa sotterranea abbandonata, dedicata a santa Domenica,

la cercò, si fermò all’ingresso della grotta, quasi completamente chiuso dai rovi e in cui trovavano ormai rifugio serpenti ed altri animali, si inginocchiò e pregò intensamente il Signore. A Lui volle, affidare le sue pene. Era nel pieno fervore della preghiera quand'ecco improvvisamente apparirgli, davanti alla grotta, la Madonna. Rimase abbagliato dalla viva luce che circondava quella dolcissima figura di Madre con sul braccio sinistro il suo Bambino. Con la mente confusa e con un nodo di commozione che gli stringeva la gola piegò la testa, sentendosi indegno di posare lo sguardo su quella divina immagine. «Alza il viso e guardami bene; non temere figlio caro» - gli disse la Vergine: - «Entra nella grotta, va e guardati intorno. Troverai su di un muro la mia immagine dipinta tale e quale tu ora mi vedi». Dette queste parole, così come era apparsa, improvvisamente scomparve. Paolo rimase sbigottito e senza fiato. Avrebbe desiderato che tale visione fosse durata più a lungo. Le parole che gli erano state rivolte, però, furono come balsamo ed il suo cuore fu pervaso da immediata serenità. Con negli occhi ancora la tenera immagine, si chiese come mai la S.S. Vergine aveva privilegiato proprio lui, umile e povero massaro, e non gente nobile e magari più degna. In preda a questi interrogativi si aggirava per la grotta che gli appariva più rischiarata del solito, quasi che una parte della luce dell'apparizione fosse rimasta ad illuminarla. Fu alzando gli occhi che vide dipinta sul muro affrescato, prima buio, l’immagine di Maria perfettamente simile a quella che gli aveva parlato. Il desiderio di rivederla era appagato. Era lì e non sarebbe più andato via quel dolce volto che avrebbe intenerito e rasserenato, a vederlo, i cuori di tutta la gente. Un mantello d'azzurro cielo scendeva dal capo e, incorniciando il viso, cadeva morbido sulle spalle e sulle braccia della Vergine. Le copriva la veste bianca e parte del Bambino Gesù, che, in abito bianco e nella sinistra la luce della fede, alzava la mano destra in atto benedicente. Nella parte bassa c'era un fanciullo in atto supplichevole e a destra della Madonna si leggeva la scritta:

MAT. DNI. IC. XC.,

abbreviazioni delle seguenti parole in latino:

MATER DOMINI JESU CHRISTI

e cioè:

MADRE DEL SIGNORE GESÙ CRISTO

Paolo, incantato, si inginocchiò, davanti alla bellissima immagine e pregò con fervore. Chiese di aiutarlo e a Lei affidò i suoi problemi e le sue angosce. Tutte le pene che lo avevano afflitto per tanti giorni e che gli avevano tolto il sonno per tante notti, improvvisamente svanirono. «Madre Santissima» - implorò, - «sono stato ingiustamente accusato dal Marchese, e questo mi rattrista, ma più mi addolora la morte per fame delle mie povere pecore. La neve copre ormai da tanti giorni I'erba dei pascoli e il tempo non accenna a migliorare. Ti prego, Madre del Signore e di tutte le genti, ti prego, aiutami, aiuta questo tuo figlio disperato». Non era ancora svanito il suono delle proprie parole che udì la stessa voce delicata e ferma di prima:  «Alzati figlio! Alzati e vai! Vai dal Marchese, egli ora sa che tu non hai colpa. Vai e porta le tue pecore a pascolare, la neve si è sciolta e nella campagna c'è erba in abbondanza. E va dalla gente e dì loro che qui, in questa grotta, c'è la mia immagine e che tutti quelli che entreranno a chiedermi grazie saranno da me consolati». Paolo si alzò ed uscì dalla grotta e sotto i suoi piedi, invece della neve, trovò soffice ed abbondante erba. Andò al palazzo e fu accompagnato alla presenza del Marchese che, in piedi, già lo attendeva sorridente. Per un istante si guardarono negli occhi e, senza dir parola, si abbracciarono. «Fratello» -, sentì poi Paolo, - perdonami per le ingiuste accuse». Felice e confuso, nulla disse di quanto era accaduto nella grotta, né seppe mai che la Madonna era  apparsa anche al Marchese a rasserenargli l’animo. Con la mente confusa da così grande avvenimento, tanto da considerarlo un sogno, il pover'uomo tornò al suo gregge e alla vita di tutti i giorni senza raccontare ad alcuno dell'apparizione di Maria Vergine.

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