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Omelia del Vescovo per le esequie di don Leonardo Molfetta

 
Se è vero che tutti siamo uguali davanti a Dio e che quando muore una persona cara è sempre motivo di turbamento e di dolore, quando muore un sacerdote l’evento si carica di una intensità particolare e quando il sacerdote è don Leonardo, l’evento tocca il cuore di tutta la nostra Castellaneta, di tutta la nostra Diocesi e anche oltre.
I suoi 92 anni di vita i suoi 65 anni di sacerdozio, tutti gli incarichi che ha ricoperto a livello diocesano e non solo (parroco, vicario generale, economo… ) già ci fanno capire molto di questa nostra assemblea, ma non riusciremmo a spiegare il vuoto che ci lascia se non riflettessimo sul COME ha vissuto questi anni, come ha vissuto il suo ministero.
Ognuno di noi potrebbe raccontare una o più occasioni in cui ha ricevuto del bene da questo prete o in cui ha visto fare del bene a don Leonardo e sarebbero poche testimonianze rispetto a quello che il Signore ha realizzato attraverso il suo operare.
Tutto possiamo riassumere dicendo che don Leonardo ha vissuto il suo essere prete come SERVIZIO:
a Dio con una fede essenziale, concreta, coerente, affidandosi fino alla fine alla volontà di Dio anche quando questa si presenta in modo complesso e talvolta oscuro;
agli altri, dai Vescovi ai sacerdoti (in particolare dei più giovani), dagli uomini importanti ai più semplici, con una particolare attenzione a chi aveva più bisogno.
Ha servito il Signore, la sua Chiesa con tutto se stesso, la sua umanità, il suo carattere, le sue competenze, la sua saggezza, il suo amore alla Chiesa.
Anche io esprimo commossa gratitudine per aver conosciuto don Leonardo e lo faccio anche a nome dei miei predecessori che lo hanno avuto come fedele collaboratore nel servizio alla Chiesa di Castellaneta. Io ho potuto godere poco della sua preziosa collaborazione, molto dell’offerta della sua sofferenza, ma abbastanza per percepire il bene che mi voleva e abbastanza per volergli bene.
Ma il protagonista di questo momento è il Signore che ce lo ha donato, che ora lo accoglie e che gli permetterò di starci ancora accanto.
La Sua Parola ci rassicura:
– egli giusto è nelle mani di Dio e lì troverà la sua pace, il ristoro a tutte le sue fatiche.
– egli nella sua esistenza ha amato impegnandosi con tutta la sua vita per la causa del vangelo, quindi è passato dalla morte alla vita e noi lo pensiamo nelle braccia del Buon Pastore. Il prete è sempre un uomo toccato dall’amore di Dio e la sua vita è sempre in qualche modo un mistero e un miracolo d’amore. Egli partecipa e rivive in sé il mistero di Cristo che spende la sua vita per tutti.
Anche don Leonardo con la sua vita, il suo ministero ci ha insegnato ad amare Gesù e quindi ad aver cura e ad amare i fratelli.
Con lui ascoltiamo la Parola di Vita del vangelo in cui il Signore ci invita a non turbarci, a non aver paura di nulla, neppure della morte.
Il rimedio alla morte è credere in Lui, nella sua morte e risurrezione con cui ci ha preparato un posto nella casa del Padre.
Questa è la prospettiva a cui affidiamo don Leonardo: giungere alla casa del Padre dove Gesù ha preparato il suo posto e dove Gesù lo accoglie con le parole desiderate: “Vieni servo buono e fedele” (cfr. Mt 25,21.23).
 
S.E.R. Mons. Claudio Maniago,
Vescovo di Castellaneta
 

 

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